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14:30
Da definire
Circo Massimo

Come si divertivano gli antichi romani

“I bagni, i vini e Venere corrompono i nostri corpi. Ma cosa c’è di meglio dei bagni, dei vini e di Venere?” Qesto è quello che si chiedeva il cives romanus, sintetizzando in due frasi quelle che erano per i romani le vere ragioni dell’esistenza. L’esigenza di dotare le diverse abitazioni di bagni caldi e di ambienti adatti alla cura del proprio corpo è sempre stato uno dei motivi ispiratori della ricerca spaziale dell’architettura romana. Per tale ragioni gli imperatori si impegnarono a realizzare questi impianti termali nei quali il cittadino poteva non solo seguire precisi percorsi balneari ma anche soddisfare altre importanti esigenze di natura culturale e sociale.

Il modello architettonico, inaugurato ai tempi di Agrippa e Augusto, tuttavia si perfezionerà solo con Caracalla, attraverso quello che può considerarsi il più grande e meglio conservato complesso termale dell’antichità. I ruderi delle terme che si ammirano ancora per la notevole altezza di oltre trenta metri in numerosi punti, ci danno oggi solo l’idea della grandiosità del complesso termale – secondo per grandezza solo a quello, successivo di quasi un secolo, delle terme di Diocleziano – ma le dimensioni dell’edificio e la monumentalità degli ambienti, conservati per due piani in alzato e per due livelli in sotterraneo, ci permettono di immaginarne la fastosità.

Proseguiremo il percorso al Circo, luogo simbolico che prelude ad un inizio e una fine, un luogo dove vita e morte si intrecciano inesorabilmente su una pista dove corrono cavalli e a aurighi alla ricerca di un trionfo, ma spesso vi trovano la morte.