La nascita di Roma è avvolta nella leggenda.

Gli archeologi scavano tra il Palatino e il Foro Romano in cerca di una conferma che possa risolvere il mistero delle origini della città eterna. A noi piace credere che ci possa essere un fondamento di realtà e che quel solco tracciato con l'aratro nel 753 a.C., per delimitare i confini della nuova città, sia realmente esistito. Oggi voglio parlarvi delle origini di Roma attraverso le opere d'arte, realizzate da pittori e scultori, nelle quali si evoca la storia della nostra città.

La leggenda relativa alla nascita di Roma affonda le sue origini addirittura nella guerra di Troia, scatenata tra Greci e Troiani per una questione d'amore (e sarà un caso che Roma al contrario di legge Amor?), guerra narrata da Omero nella sua Iliade e che porterà alla sconfitta dei Troiani.  

Si narra che in occasione delle nozze tra Peleo e Teti, i genitori dell'eroe Achille, la dea della discordia, invidiosa per non essere stata invitata, invia un pomo d'oro con su scritto "Alla più bella tra le dee" generando rivalità tra le tre divinità Afrodite (Venere), Era (Giunone) e Athena (Minerva).

Pieter Paul Rubens, Il giudizio di Paride. Museo del Prado, Madrid

Paride, figlio di Priamo, re di Troia, viene selezionato per essere il giudice. Tutte e tre le divinità lo corrompono: Giunone gli promette il potere, Minerva la saggezza, Venere l'amore…. Paride non ha dubbi: sceglie l'amore! L'amore della più bella di tutte le donne. Elena, moglie di Menelao, re di Sparta. Paride, con l'aiuto di Venere, rapisce Elena scatenando cosi la guerra più famosa mai raccontata nell'antichità. I Greci, con il famoso espediente del cavallo, entrano nella città di Troia che viene incendiata. Da qui partono le gesta di Enea, figlio del mortale Anchise e della dea Venere, che scappa da Troia in fiamme. Scappa portando con sè il vecchio padre Anchise e il giovane figlio Ascanio. Salva il passato e il futuro.

Gianlorenzo Bernini, Enea, Anchise e Ascanio, Galleria Borghese

Dopo aver superato un viaggio pieno di ostacoli, raccontato da Virgilio nella sua famosa Eneide, giunge sulle rive del Lazio dove sposa Lavinia, figlia del re Latino e fonda una città che, proprio in onore della moglie, chiamerà Lavinio. La fondazione di Lavinio era stata preceduta da un sogno premonitore. Enea sapeva, infatti, che quando avrebbe visto una scrofa bianca partorire 30 porcellini quello sarebbe stato il segnale che era arrivato il momento giusto e il posto giusto per fondare una nuova città.

Enea sacrifica agli dei Penati, lastre dell'Ara Pacis di Augusto

Dopo circa 30 anni, suo figlio Ascanio fonda, a sua volta, la città di Alba Longa sui monti Albani, sul trono della quale si succedono, per un lungo periodo, una dozzina di re, fino ad arrivare a Numitore che però viene spodestato dallo spietato fratello Amulio. Quest'ultimo, per scongiurare il pericolo che eventuali eredi potessero rivendicare il suo trono, uccide suo nipote e costringe la figlia Rea Silvia a diventare vestale, sacerdozio che la obbliga alla castità. Ma il crudele Amulio non ha fatto i conti con le divinità: il dio Marte ingravida rea Silvia che partorisce due gemelli, Romolo e Remo. Il re, pertanto, la obbliga ad uccidere i due bimbi ma i servi, presi da clemenza, li nascondono in una cesta e li lasciano alle correnti del fiume  Tevere, che la trascinano fino a farla incagliare in una grotta situata alle falde del Palatino, il famoso Lupercale, dove una lupa, attratta dai loro lamenti, si accosta per allattarli. La leggenda ha contribuito a dare alla Lupa e al fiume Tevere una connotazione simbolica tanto che sparse per Roma li troviamo in moltissime rappresentazioni.

                                                            

Pietro da Cortona, Romolo e Remo raccolti da Faustolo, Museo del Louvre.

La più nota Lupa che abbiamo è quella custodita all'interno dei musei Capitolini. La scultura, che fino al 1471 era custodita all'interno del patriarchio lateranense, viene in quell'anno donata da papa Sisto IV della Rovere al Campidoglio, cioè alla città di Roma, insieme ad altre opere. È allora che vengono aggiunte le figure dei gemelli per eliminare definitivamente il carattere sinistro di simbolo di giustizia che la Lupa aveva avuto in Laterano e trasformarsi in quello di mater Romanorum. Da allora è il simbolo di Roma.

La Lupa Capitolina, artista ignoto

Romolo e Remo vennero poi accuditi dal pastore Faustolo e da sua moglie Acca Larenzia che si presero cura di loro finchè non sentirono la necessità di fondare una città, là dove la lupa li aveva trovati. I due fratelli subito si scontrarono su chi sarebbe stato il fondatore, per questo motivo decisero di ricorrere agli auruspici: Remo salì sull'Aventino, dal quale vide 6 avvoltoi, ma Romolo, dal Palatino, ne vide il doppio. Romolo sarebbe stato il fondatore della nuova città.

Salì sul Palatino e tracciò con un aratro il sulcus primigenius della erigenda città che venne chiamata Roma. Era il 21 aprile del 753 a.C.

Annibale Carracci: Romolo traccia con l’aratro il confine della città di Roma, Palazzo Magnani, Bologna

Questa la leggenda. Il calcolo che ha portato al 21 aprile del 753 deriva da una serie di indicazioni puramente orientative. Diversa cosa è la realtà. Ma a noi piacciono le favole e ci piace pensare che sia tutto vero. Che Enea sia scappato da Troia in fiamme, che la lupa abbia allattato i gemelli, che Romolo sia veramente esistito e che abbia fondato lui la città di Roma.

Da circa 20 anni sono ripresi i festeggiamenti del Natale di Roma grazie all'operato del Gruppo Storico Romano, associazione di rievocazione storica che, con rappresentazioni in costume e ricostruzioni storiche, festeggia la ricorrenza cittadina accogliendo ogni anno migliaia di appassionati e studiosi. Per la città un corteo in costume sfila tra musica e festeggiamenti facendoci tornare indietro nel tempo. Quest'anno tutto questo ci mancherà ma sono certa che troveremo un modo alternativo per festeggiare il compleanno di questa nostra grande città, spesso maltrattata e dimenticata. Buon compleanno Roma!