La Superstizione nell'Antica Roma

Oggi, durante la trasmissione “A tutto Puff” su Radio NSL - FM 90.00, in onda dalle 18:00 alle 20:00, Claudia Barbato ci parlerà della Superstizione nell'Antica Roma. Non perdere la puntata.

Segui da la diretta cliccando QUI

La nascita di Roma è avvolta nella leggenda.

Gli archeologi scavano tra il Palatino e il Foro Romano in cerca di una conferma che possa risolvere il mistero delle origini della città eterna. A noi piace credere che ci possa essere un fondamento di realtà e che quel solco tracciato con l'aratro nel 753 a.C., per delimitare i confini della nuova città, sia realmente esistito. Oggi voglio parlarvi delle origini di Roma attraverso le opere d'arte, realizzate da pittori e scultori, nelle quali si evoca la storia della nostra città.

La leggenda relativa alla nascita di Roma affonda le sue origini addirittura nella guerra di Troia, scatenata tra Greci e Troiani per una questione d'amore (e sarà un caso che Roma al contrario di legge Amor?), guerra narrata da Omero nella sua Iliade e che porterà alla sconfitta dei Troiani.  

Si narra che in occasione delle nozze tra Peleo e Teti, i genitori dell'eroe Achille, la dea della discordia, invidiosa per non essere stata invitata, invia un pomo d'oro con su scritto "Alla più bella tra le dee" generando rivalità tra le tre divinità Afrodite (Venere), Era (Giunone) e Athena (Minerva).

Pieter Paul Rubens, Il giudizio di Paride. Museo del Prado, Madrid

Paride, figlio di Priamo, re di Troia, viene selezionato per essere il giudice. Tutte e tre le divinità lo corrompono: Giunone gli promette il potere, Minerva la saggezza, Venere l'amore…. Paride non ha dubbi: sceglie l'amore! L'amore della più bella di tutte le donne. Elena, moglie di Menelao, re di Sparta. Paride, con l'aiuto di Venere, rapisce Elena scatenando cosi la guerra più famosa mai raccontata nell'antichità. I Greci, con il famoso espediente del cavallo, entrano nella città di Troia che viene incendiata. Da qui partono le gesta di Enea, figlio del mortale Anchise e della dea Venere, che scappa da Troia in fiamme. Scappa portando con sè il vecchio padre Anchise e il giovane figlio Ascanio. Salva il passato e il futuro.

Gianlorenzo Bernini, Enea, Anchise e Ascanio, Galleria Borghese

Dopo aver superato un viaggio pieno di ostacoli, raccontato da Virgilio nella sua famosa Eneide, giunge sulle rive del Lazio dove sposa Lavinia, figlia del re Latino e fonda una città che, proprio in onore della moglie, chiamerà Lavinio. La fondazione di Lavinio era stata preceduta da un sogno premonitore. Enea sapeva, infatti, che quando avrebbe visto una scrofa bianca partorire 30 porcellini quello sarebbe stato il segnale che era arrivato il momento giusto e il posto giusto per fondare una nuova città.

Enea sacrifica agli dei Penati, lastre dell'Ara Pacis di Augusto

Dopo circa 30 anni, suo figlio Ascanio fonda, a sua volta, la città di Alba Longa sui monti Albani, sul trono della quale si succedono, per un lungo periodo, una dozzina di re, fino ad arrivare a Numitore che però viene spodestato dallo spietato fratello Amulio. Quest'ultimo, per scongiurare il pericolo che eventuali eredi potessero rivendicare il suo trono, uccide suo nipote e costringe la figlia Rea Silvia a diventare vestale, sacerdozio che la obbliga alla castità. Ma il crudele Amulio non ha fatto i conti con le divinità: il dio Marte ingravida rea Silvia che partorisce due gemelli, Romolo e Remo. Il re, pertanto, la obbliga ad uccidere i due bimbi ma i servi, presi da clemenza, li nascondono in una cesta e li lasciano alle correnti del fiume  Tevere, che la trascinano fino a farla incagliare in una grotta situata alle falde del Palatino, il famoso Lupercale, dove una lupa, attratta dai loro lamenti, si accosta per allattarli. La leggenda ha contribuito a dare alla Lupa e al fiume Tevere una connotazione simbolica tanto che sparse per Roma li troviamo in moltissime rappresentazioni.

                                                            

Pietro da Cortona, Romolo e Remo raccolti da Faustolo, Museo del Louvre.

La più nota Lupa che abbiamo è quella custodita all'interno dei musei Capitolini. La scultura, che fino al 1471 era custodita all'interno del patriarchio lateranense, viene in quell'anno donata da papa Sisto IV della Rovere al Campidoglio, cioè alla città di Roma, insieme ad altre opere. È allora che vengono aggiunte le figure dei gemelli per eliminare definitivamente il carattere sinistro di simbolo di giustizia che la Lupa aveva avuto in Laterano e trasformarsi in quello di mater Romanorum. Da allora è il simbolo di Roma.

La Lupa Capitolina, artista ignoto

Romolo e Remo vennero poi accuditi dal pastore Faustolo e da sua moglie Acca Larenzia che si presero cura di loro finchè non sentirono la necessità di fondare una città, là dove la lupa li aveva trovati. I due fratelli subito si scontrarono su chi sarebbe stato il fondatore, per questo motivo decisero di ricorrere agli auruspici: Remo salì sull'Aventino, dal quale vide 6 avvoltoi, ma Romolo, dal Palatino, ne vide il doppio. Romolo sarebbe stato il fondatore della nuova città.

Salì sul Palatino e tracciò con un aratro il sulcus primigenius della erigenda città che venne chiamata Roma. Era il 21 aprile del 753 a.C.

Annibale Carracci: Romolo traccia con l’aratro il confine della città di Roma, Palazzo Magnani, Bologna

Questa la leggenda. Il calcolo che ha portato al 21 aprile del 753 deriva da una serie di indicazioni puramente orientative. Diversa cosa è la realtà. Ma a noi piacciono le favole e ci piace pensare che sia tutto vero. Che Enea sia scappato da Troia in fiamme, che la lupa abbia allattato i gemelli, che Romolo sia veramente esistito e che abbia fondato lui la città di Roma.

Da circa 20 anni sono ripresi i festeggiamenti del Natale di Roma grazie all'operato del Gruppo Storico Romano, associazione di rievocazione storica che, con rappresentazioni in costume e ricostruzioni storiche, festeggia la ricorrenza cittadina accogliendo ogni anno migliaia di appassionati e studiosi. Per la città un corteo in costume sfila tra musica e festeggiamenti facendoci tornare indietro nel tempo. Quest'anno tutto questo ci mancherà ma sono certa che troveremo un modo alternativo per festeggiare il compleanno di questa nostra grande città, spesso maltrattata e dimenticata. Buon compleanno Roma!

Il commercio nell’antica Roma

Per avere un’idea completa di quello che poteva essere la vita del cittadino romano non possiamo non calarci anche nelle sue attività giornaliere, prima delle quali quella commerciale.    

E non si può non partire dal Velabro. Mai tanto dibattuta, mai tanto confusa tra storia, mitologia e leggenda fu la nascita di una città. Un alone di leggenda e un’ atmosfera di sogno circondano quello che a ragione è stato considerato il cuore della prima Roma: un’area “magica” compresa tra i Fori Olitorio e Boario, il Tevere e il colle Aventino ove ai primordi fauni e ninfe solevano rincorrersi e amarsi. E’ proprio qui, in quest’area che si sommano e si intrecciano i miti e le leggende di Roma. E’ qui nei pressi di un piccolo porto paludoso circondato da mucchi di sale e recinti di buoi che il tremendo Caco figlio del dio Vulcano rubò le vacche di Ercole, che si trovava lì di passaggio e che per questo venne da lui ucciso. Ed in ricordo di queste mitiche gesta venne sempre in questo luogo eretta la celebre ara maxima di Ercole che la chiesa di S. Maria in Cosmedin custodisce e svela miracolosamente ogni qualvolta si scenda nella sua cripta... Ma scorrono velocemente i secoli e la Roma dell’età dell’oro , delle ninfe e dei fauni tramonta... e proprio lì nei pressi del Palatino dove il perfido Caco aveva regnato, viene soccorso da una lupa un bimbo, il mitico fondatore di Roma. E’ proprio, lui, Romolo che dall’Aventino lancia un asta di corniolo che si conficca sul colle Palatino: è il battesimo di Roma, nasce la città che dominerà il mondo.

Colosseo e Foro Romano

L’area archeologica più famosa del mondo

Inizieremo dal Colosseo, monumento che sorse per la munificenza imperiale sotto la dinastia dei Flavi con lo scopo di fare opera benefica per il popolo dopo lo sconvolgimento subito dalla città nell’infausto incendio neroniano. Non esiste pagina della storia di Roma che non sia collegata più o meno direttamente con il grande anfiteatro, il quale è divenuto l’emblema stesso della città. Quante gesta e quanti ricordi sono racchiusi fra quelle oscure mura; quanto sangue di uomini e di animali scorse a fiotti su quell’arena sconvolta; quante lotte furono disputate fra le mura abbandonate nel turbolento Medioevo; quante pietre furono tolte da mano rapace nel Rinascimento, e quanti edifici si fanno ora belli delle spoglie del Colosseo, privo ormai di gran parte del suo mantello per la vanità di altri. Attraverso l’ausilio di immagini ricostruiremo la storia del monumento e quella dei gladiatori, miti ed eroi degli antichi romani!

Proseguiremo lungo la valle del Foro Romano: siamo in una delle aree archeologiche più famose del mondo e, se siamo calati nella mente del cittadino romano, siamo pronti a partecipare ai sacrifici che anticamente si tenevano nell’area del Comizio, come a partecipare alle riunioni senatorie nella Curia. Ecco che se ascoltiamo con attenzione è possibile anche assistere all’arringa di Cicerone sui Rostra o a quella di Marco Antonio di fronte al cadavere di Cesare che ebbe nel Foro la sua tomba con la statua dorata sormontata da una stella lucente... Salendo per la via sacra entreremo nella casa delle Vestali vergini per leggere sulla base delle loro statue il compito alle quali erano preposte e perché no, forse, riusciremo a sentire il calore del fuoco sacro che esse custodivano nel tempio di Vesta.

Dal Foro Romano passeremo poi lungo i Fori Imperiali, che cosa diversa sono dall’area del Foro Romano; luoghi di prestigio e di potere, rappresentativi della grandezza e del fasto del primo cittadino romano! L’imperatore voleva qui essere venerato e idolatrato, alla pari delle grandi divinità pagane. I fori rappresentavano infatti il fulcro dei maggiori interventi urbanistici e il fenomeno più rilevante e rappresentativo della politica di prestigio e di propaganda del potere imperiale.

Finiremo con il colpo d’occhio che ci appare dal Campidoglio, dal mitico colle che più di ogni altro luogo in Roma può a ragione essere considerato l’anello di congiunzione tra il mondo antico e il nostro mondo. Sul Campidoglio ci allontaniamo dal rumoroso mondo sottostante, da qui possiamo ascoltare per un istante il richiamo dei pastori e assaporare la loro vita agreste. E qui termineremo il nostro viaggio nel mondo degli antichi romani.

La Regina Viarum

Il poeta latino Stazio la chiamò regina viarum per lo splendore dei monumenti sepolcrali, per le ville sontuose del tratto urbano e per la suggestiva bellezza del percorso. Aperta nel 312 a.C. dal censore Appio Claudio per unire Roma, caput mundi, con le province meridionali della penisola, con l’Africa e con l’Oriente, divenne simbolo di apertura: collegare Roma con il sud significava collegare Roma con tutto il Mediterraneo. Per tale motivo divenne la via eletta, sacra al culto dei defunti. Molti sono i sepolcri qui costruiti, molti i fastosi mausolei fortemente voluti dalle ricche famiglie della nobiltà romana, da Cecilia Metella a Scipio Barbatus. E se proprio vogliamo calarci nei panni di un antico Cives, potremo anche prendere una carrozza trascinata da un bel cavallo e attraversare il parco dell’Appia Antica. Comodamente seduti attraverseremo questa area protetta dell’agro romano dove la magnificenza dei monumenti romani e cristiani si fonde nel paesaggio naturalistico.

E cosi accanto alla cosiddetta tomba degli Orazi e Curiazi, scopriremo il grande complesso che l’imperatore Massenzio costruì per celebrare la morte del figlio Romolo, un complesso costituito da una dimora imperiale per consentire al padre di stare sempre vicino al suo adorato figliolo, da un imponente sepolcro, e da un grande circo dove svolgere i giochi per commemorare la memoria del giovane morto prematuramente. Termineremo questo percorso affascinante nei ruderi della villa dei Quintili, Valerio Massimo e il fratello Condiano. Sublime, affascinante, ricca di preziosi marmi, un vero gioiello, un vero regalo che ci hanno lasciato i nostri antenati.